16 Aprile 1972, quarantuno anni fa il disastro aereo degli Ardinelli

Era una notte da tregenda: tuoni, fulmini e pioggia a dirotto, e le temperature tornate all’inverno.
Quella notte, la domenica del 16 Aprile 1972, i passeggeri e i tre uomini dell’equipaggio del volo BM 392 Roma-Foggia, un Fokker-27 della Compagnia aerea dell’ATI, avevano un tragico appuntamento col destino, nei cieli di Amaseno, in contrada Ardinelli.
Dopo 22 minuti dal decollo dall’aeroporto di Fiumicino, l’impatto col suolo. L’aereo, perdendo quota, ha tranciato alberi e pali della luce, disintegrandosi nella folle corsa tra i massi calcarei della zona, fino a schiantarsi su una parete rocciosa.
“Il luogo della tragedia si trova a circa due chilometri dal paese. E’ una campagna coltivata, in mezzo alla quale sorgono numerosi casolari. Per quelle famiglie di contadini è stata una notte di terrore. L’aereo, perdendo quota gradatamente, ha reciso i rami più alti degli alberi, quindi si è infranto con un boato in una radura in leggera salita strusciando e frantumandosi per centinaia di metri tra enormi massi di pietra mentre rottami e corpi venivano lanciati in ogni direzione. Sembra un luogo dove sia passata la furia di un’alluvione. Tra i rami delle querce annerite dal fuoco che la pioggia è riuscita spegnere rapidamente pendono pezzi di stoffa; ovunque lamiere, brandelli di carne delle vittime, pezzi di motore e di apparecchiature. Una visione allucinante. I rottami, i più grossi: un motore, caduto dinanzi alla porta di un casolare ad un centinaio di metri di distanza, e alcune lamiere lunghe non più di due metri. L’aereo è caduto ad una decina di metri dal casolare di una famiglia di contadini, Erano tutti a letto. Resisi conto di quanto era accaduto, sul luogo della sciagura è stato un accorrere di gente. Ad avvertire i carabinieri del vicino paese è stato Gino Cimaroli, un contadino di 48 anni. Sono così cominciati i soccorsi, ma è apparso chiaro che ormai non c’era più nulla da fare. Vigili del fuoco e rinforzi di Carabinieri sono arrivati anche da Frosinone, ma dopo qualche ora le operazioni sono state sospese per essere riprese alle prime luci dell’alba. La circostanza più strana è che il velivolo, che fino ad allora si era mantenuto sulla rotta prestabilita, è caduto nella direzione di volo esattamente opposta, quasi stesse per tornare indietro”.
Due giorni dopo i funerali ad Amaseno, celebrati dal Vescovo di Ferentino Mons. Costantino Caminada, e dopo che era stato proclamato un giorno di lutto cittadino.

La commissione d’inchiesta che indagò sull’incidente, dopo aver visionato i dati registrati dalla scatola nera dell’aereo, non poté far altro che ipotizzare, con “ragionevole certezza”, che l’incidente fu il risultato delle avverse condizioni meteo e della conseguente impossibilità da parte dei piloti di mantenere la necessaria capacità psico-fisica per controllare il velivolo.
“La Commissione non ha elementi per poter determinare la causa certa o probabile dell’incidente.
Tuttavia, sulla base delle indicazioni fornite dal registratore di volo e di tutti gli accertamenti esperiti, ritiene di poter ragionevolmente formulare l’ipotesi che, subito dopo aver raggiunto il livello di crociera FL 150, il velivolo sia entrato improvvisamente in una zona caratterizzata da forte turbolenza e da correnti discendenti di notevole intensità, e che in conseguenza od in concomitanza si sia verificato un evento od una condizione che abbia determinato assetti anomali dei velivolo e/o danni significativi allo stesso, se pure non individuabili, interessanti principalmente l’impianto dei comandi di volo.
Si esclude che i fattori meteorologici abbiano potuto, da soli, provocare direttamente la caduta dei velivolo.
Non si hanno, peraltro, elementi che consentano di ipotizzare una concausa attribuibile ad errori di pilotaggio, mentre si nutrono dubbi sul mantenimento da parte dei piloti, nella fase critica dei volo, della necessaria capacità psico-fisica per controllare il velivolo, e ciò per le particolari sollecitazioni a cui erano sottoposti”
. Ecco cosa scrisse l’inviato de La Stampa:

Con ostinata decisione, Pina Lombardino, 23 anni, la giovane moglie del comandante dell’F 27 precipitato la notte scorsa a sud-ovest di Frosinone, si è voluta recare sul luogo della sciagura. Al maresciallo dei carabinieri Antonio Marra, che, sulla piazza di Amaseno, tentava di trattenerla, la signora Lombardino con voce ferma ha detto: “So quello che mi aspetta, ma mi lasci passare, voglio vedere Paolo per l’ultima volta”. Tre giovani del paese le si sono affiancati per farle strada: settecento metri di sentiero, in aperta campagna tra rari casolari, minuscoli greggi e decine di jeep dei carabinieri che schizzavano fango. D’improvviso, superato un boschetto d’olmi, la moglie del pilota si è trovata nella conca rocciosa del disastro. “Dov’è la fusoliera? — ha chiesto — Dov’è la cabina?”. “E’ tutto qui”, ha risposto uno dei tre giovani che la scortavano, indicandole le centinaia di frammenti sparsi sul prato: “Soltanto quello che vede e basta. Il pezzo più grosso è dietro la capanna”. Il comandante dell’equipaggio. Paolo Lombardino, era nato a Salaparuta ventotto anni fa, ed aveva lasciato l’aeronautica militare nel marzo del ’68. Con un attivo di 1290 ore di volo, il giovane ufficiale era passato all’aviazione civile all’indomani del terremoto che colpì la Sicilia occidentale e nel quale avevano perso la vita i suoi genitori. Ripercorrendo il viottolo verso Amaseno, la signora Lombardino ha avuto un attimo di indecisione: un gruppo di contadine le si stava avvicinando per consolarla. La donna l’ha intuito: ha tentato di sottrarsi, poi si è lasciata stringere al petto da una ciociara che con orgoglio le indicava il manifesto listato a nero che su tutte le case del paese annunciava una giornata di lutto comunale. “Li ha stampati Artemio stamattina presto — ha detto la donna —, il paese partecipa al lutto dei vostri parenti”. Imbarazzata, la moglie del comandante si è divincolata dall’abbraccio e, raggiunta la spider rossa che aveva parcheggiato nella piazzetta, si è allontanata verso Roma a gran velocità.

Il 18 Maggio 2005, i parenti delle vittime, con l’Associazione Gente dell’ATI, ha organizzato una cerimonia commemorativa, con l’apposizione di una targa sul luogo del disastro che segnò le vite di molte famiglie e sconvolse la tranquilla routine di Amaseno, in quella notte di quarantuno anni fa.

Fonti: airmanshiponline; lastampa; lunità

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5 Commenti

  1. perche il comune non ha mai organizzato nulla per queste povere vittime? nate in altre parti d'Italia è morte in un paese per loro inesistente, consideriamoli cittadini onorari a tutti gli effetti

  2. Esiste una associazione che si chiama "gente di ATI" (ATI era la compagnia aerea di appartenenza del veicolo) che qualche anno fa insieme all'amministrazione comunale e ad alcuni parenti delle vittime dell'incidente hanno ricordato con una cerimonia religiosa e con l'apposizione di una targa sul luogo del disastro quelle persone morte nell'incidente.
    La tomba, sarebbe meglio dire il monumento, che sta al cimitero è stato voluto e realizzato dalle precedenti amministrazioni a ricordo di quel tragico evento.
    Sulla rete potete cercare tranquillamente foto e notizie della cerimonia di cui parlavo prima organizzata da "gente di ATI" con la partecipazione dell'Amministrazione.
    Sarebbe comunque interessante con la stessa associazione organizzare qualsiasi tipo di manifestazione .
    Saluto
    Antonio Como

  3. La circostanza è ricordata nell'articolo, con il link al sito web dell'associazione, dove è possibile consultare i documenti fotografici della cerimonia del 18 Maggio 2005.

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