F.A.O. a Vallecorsa, ambiente e territorio al microscopio

FAO a Vallecorsa
FAO a Vallecorsa

VALLECORSA – Adesso Vallecorsa, il suo paesaggio storico rurale, fatto di muri a secco capaci di rendere coltivabili le terre scoscese del territorio, ricavandone produzioni di qualità legate all’olivo, aspetta il riconoscimento ufficiale da parte della FAO, nell’ambito del programma GIAHS (Globally Important Agricultural Heritage Systems). Dopo che già, il 2 maggio scorso, lo ha ottenuto dal nostro Ministero delle Politiche agricole e forestali che ha inserito Vallecorsa nel catalogo dei paesaggi rurali storici d’Italia, unico della nostra regione e tra i soli quattro d’Italia. Da qui l’interessamento della FAO che ha così potuto organizzare un workshop regionale per l’Europa e l’Asia centrale sul territorio. Martedì scorso l’arrivo della delegazione con rappresentanti di ben 27 stati membri, dopo un summit tenuto nella capitale il giorno prima, alla presenza del sindaco di Vallecorsa, Michele Antoniani, ed altri rappresentanti del piccolo comune ciociaro, compresa la cooperativa “La Carboncella” del presidente Luca Ricci che ha realizzato il dossier per la candidatura ministeriale.

In pratica, la tecnica dei terrazzamenti di Vallecorsa, non solo va tutelata e conservata, ma interessa come modello di sviluppo agricolo sostenibile da esportare in altre zone del mondo. Ciò che prende il nome di “conservazione dinamica”. Attraverso il programma GIAHS, la FAO intende individuare, con una dimensione mondiale, proprio alcuni paesaggi ricchi in biodiversità che siano il risultato di un adattamento dell’attività dell’uomo all’ambiente, plasmato in maniera caratteristica e compatibile, ora perciò da conservare e da sfruttare come volano di uno sviluppo sostenibile.
Vallecorsa, i suoi terrazzamenti in pietra viva, potrebbero diventare il primo esempio mondiale in tal senso. Bisognerà attendere prima le decisioni della FAO, ma tutto lascia ben sperare, visto l’entusiasmo dei delegati giunti a Vallecorsa. Anzi, già sono stati presi i primi contatti, ed a breve potremmo vedere rappresentanti del paese ciociaro recarsi in giro per il mondo, subito in Cina. Gli esperti internazionali sono rimasti impressionati dalla bellezza delle nostre “macere”, dalla loro funzionalità e dalle maestranze che ancora tengono in vita questa tradizione, assistendo ad una dimostrazione in campo della sistemazione di un muro a secco, grazie al coordinamento logistico dell’agrotecnico locale Ernesto Migliori. Non solo, perché nella visita hanno potuto ammirare anche le bellezze artistiche ed architettoniche del paese, come i suoi frantoi che hanno reso celebre Vallecorsa come “Città dell’Olio”.

“E’ un grosso risultato per il nostro paese – ha detto il sindaco Michele Antoniani – Sono anni che stiamo lavorando su questa idea e adesso siamo pronti. Prima ancora del protocollo Stato-Regione dell’ottobre 2016, avevamo avuto contatti con la FAO, ma solo il riconoscimento ministeriale del maggio scorso, ha aperto la possibilità di essere inseriti nel programma GIAHS, in vista di un riconoscimento a livello internazionale che non potrà che dare prestigio e ricadute positive, non solo d’immagine ma anche economiche, sul territorio. L’auspicio è che questa strada possa concludersi nel più breve tempo possibile. E’ chiaro che adesso sentiamo ancor più il peso della necessità di conservare il nostro patrimonio rurale e tramandarlo alle future generazioni, scongiurando l’abbandono delle terre. Non dimentichiamo che abbiamo oltre 500 chilometri di muri a secco. Fortunatamente esistono cooperative che se ne stanno occupando. Voglio esprimere tutta la nostra gratitudine al segretariato del GIAHS presso la FAO che ha consentito questa visita ma anche chi, per primo, ha permesso che tutto ciò accadesse, vale a dire il prof.Mauro Agnoletti dell’Università degli Studi di Firenze che, in occasione dei 150 anni dall’Unità Italia, ha promosso una pubblicazione sui nostri terrazzamenti. Ha smosso le coscienze di tutti noi, facendoci comprendere a fondo il valore del nostro patrimonio rurale”.

Marco Bravo

Immagini di @lefotodiiole

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