A spasso col cinghiale, è un’invasione

Cinghiale
Cinghiale

A proposito di cingniali  (ormai una vera e propria invasione) …

Negli ultimi tempi ha imperversato sul web un video amatoriale di un anonimo che riprendeva un cinghiale in fuga lungo le strade della periferia romana. Il tutto condito da una infinità di colorite esclamazioni più da trivio che da cineamatore. Il filmato ha acceso la curiosità della maggior parte della gente che dava spiegazioni pseudoscientifiche sulla straordinarietà della ripresa, sulle caratteristiche del cinghiale, delle sue abitudini, della più o meno pericolosità e ,perchè no, anche delle sue qualità gastronomiche.
Tutti si sono inventati chef, allevatori, cacciatori, esperti di fauna e di volta in volta, a seconda della platea, protettori di animali, vegani, biologi, o semplici naturalisti. Dopo averne sentite tante proviamo a fare un pò di chiarezza , ne verrà fuori che tutti avranno avuto a loro modo un minimo di ragione.
Il sus scrofa, questa è la sua carta d’identità è un artiodattilo presente in tutta l’Europa, Asia, Africa, isole comprese, con minime differenze somatiche fra di loro, per lo più dovute, per quello delle nostre zone, all’imbastardimento legato a pratiche di allevamento legate alla possibilità di guadagno derivante dal commercio della sua carne. E’ un animale onnivoro al 90% nutrendosi di tuberi, radici, frutti, funghi ed anche di piccoli animali, piccoli di uccelli che nidificano a terra, lumache , serpenti, topi ma anche carogne abbandonate dai predatori o dagli uomini, grande depredatore.
Vive in comunità condotte da una femmina o più femmine con cuccioli che dopo 3-4 mesi di allattamento vengono svezzati e avviati al saccheggio,i maschi in genere sono solitari e si uniscono alle femmine solo nel periodo di riproduzione, le gravidanze durano circa 100 giorni e ogni femmina può partorire fino a 8 nuovi nati, raramente di più.
Il loro habitat è la macchia o il bosco con abbondante sottobosco. Come tutti gli animali se si sente in pericolo senza via di scampo o di spazio di sicurezza può attaccare ed attacca anche l’uomo, specie la femmina in difesa della prole per la quale è disposta a dare la vita.
I suoi normali predatori sono, oltre ai cacciatori, anche gli orsi, i coccodrilli, ghepardi ed altri grandi, ma ovviamente nel nostro territorio è presente solo il lupo che per esiguità di numero non costituisce un fattore limitante la crescita demografica del ​cinghiale che è diventata tale da includere questo animale fra le specie non in via di estinzione, anzi la immissione di soggetti da ripopolamento nei nostri territori ha consentito un aumento numerico tale della specie che è considerato dai più un animale dannoso non solo per le colture ma anche per il suolo. La sua peculiare attitudine a grufolare e a rimuovere il cotico del suolo nei terreni prativi ha aumentato la possibilità di scorrimento e liscivazione del terreno con conseguenti frequentissimi fenomeni franosi o di incanalamento di fango e terriccio a valle in presenza di sempre più frequenti fenomeni atmosferici avversi  il che di particolare violenza.
Ultimo ma non meno importante danno può derivare dalla possibilità del cinghiale di trasmettere malattie all’uomo sia per contatto diretto che in seguito ad consumo delle carni poco cotte, fra queste la trichinellosi , cisticerchiosi e brucellosi.
Come sempre poco conta chiudere i cancelli dopo che i tori sono usciti dalla stalla, la misura di attivare una caccia di selezione anche al di fuori dei periodi stabiliti dal calendario venatorio, ove non ci sia una corretta presa di coscienza da parte dei cacciatori e un impegno ad accettare l’attività di selezione, non come un privilegio per prolungare l’attività venatoria ma come un impegno civile per limitare la crescita fuori controllo del suinide, è rivelata e si rivelerà inutile e dannosa, una toppa peggiore del buco. Tutti i cittadini, specie in campagna dovrebbero intanto evitare di lasciare rifiuti di qualsiasi genere fuori dai cassonetti, nei corsi d’acqua, nelle discariche abusive, le autorità dovrebbero , oltre che a risarcire i danni provocati da fauna selvatica, anche favorire il ritorno al lavoro dei campi per riconquistare all’uomo un suolo abbandonato, non curato, mal gestito e relegato a diventare terra da porci, cinghiali.

dottor Giannantonio Boni

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