Commento al 50° rapporto del Censis

Rapporto-Censis-2016
Rapporto-Censis-2016

Il 50° rapporto del Censis fotografa un’Italia in chiaroscuro e una società che pur tra mille difficoltà riesce a dare il meglio di sé con l’arte di arrangiarsi.
Cresce , di poco, il PIL, mentre i giovani sono più poveri dei nonni e le famiglie sono sempre più in crisi ( non solo affettivamente) rispetto a quelle di vent’anni fa.
Il lavoro a bassa produttività è instabile e genera insicurezza e perdita d’identità del ceto medio e soprattutto penalizza le periferie e i piccoli centri abitati mentre cresce il divario tra ricchi e poveri.
Sottolinea il Censis che stiamo vivendo una “ …. seconda era del sommerso», non più pre-industriale, ma post-terziario. nel silenzioso andare del tempo, la società continua a funzionare nel quotidiano, a ruminare gli input esterni, a cicatrizzare le sue ferite.”
A conferma ci sono i numeri che denotano un incremento notevole nelle strutture alberghiere a quattro e cinque stelle e nelle strutture ricettive costose e non certo low cost.
Per il censi è “un ‘Italia rentier che non investe sul futuro”
Se questa analisi è giusta occorre fare alcune doverose riflessioni e capire come fa l’Italia, messa in ginocchio dalla crisi economica e da una sempre più marcata crisi politica a vivere di rendita ?
E allora senza perdersi in lunghe analisi sociologiche o interpretazioni dottrinali dei dati economici possiamo brutalmente dire che se aumenta il livello di benessere in tempo di crisi e i ricchi se la spassano , significa che qualcuno non rispetta le regole.
Aumenta il numero degli evasori fiscali o semplicemente di coloro che si inventano mille stratagemmi per eludere le tasse.
Aumenta il peso delle lobbie che chiedono ed ottengono leggi su misura che favoriscono il loro profitto.
Aumenta il sommerso, ovvero il lavoro nero non solo dei poveri cristi che fanno il secondo lavoro ma anche il ricorso delle piccole imprese a pagare di meno la mano d’opera e a pagare in nero.
Aumenta il settore dell’economia controllata e legata alle mafie e alla criminalità organizzata che muovono ingenti capitali sui mercati mondiali e li rinvestono in attività commerciali anche esclusive e riservate ai professionisti con un generoso conto in banca.
La politica, come denota il censis, assiste a questo immobilismo sociale, ne è vittima e artefice e per consolarsi insegue gli umori della gente e ne cavalca i malumori con la speranza di avere ancora il diritto di rappresentare il consenso popolare.
Questi dati vanno analizzati e letti da chiunque è chiamato a dare delle risposte ai bisogni sociali e da chi ha in mente di dedicarsi al governo della cosa pubblica.
La domanda che rimane senza risposta è come fa un’Italia povera a vivere di rendita?
La prima risposta che viene alla mente è che sono senza controllo il lavoro in nero, l’evasione fiscale e gli investimenti di capitali frutto di attività illegali .
Credo che ognuno di noi debba poter avere informazioni più chiare e non stare solo con gli occhi puntati sui barconi che attraversano il mediterraneo e dare per ogni cosa la colpa ai migranti.
La politica deve fare un salto di qualità a partire dalla lettura di questi (inquietanti) dati del censis.
Pastena 6 luglio 2017 dott. Arturo Gnesi

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