“Rugantino” in scena ad Amaseno il 19 e 20 Agosto

L’associazione Regina Camilla porta in scena “Rugantino”, una versione della celebre commedia basata sulla maschera romana, scritta negli anni 60 del secolo scorso dal duo Garinei e Giovannini, con protagonista Nino Manfredi nella prima edizione.

Liberamente tratta e sceneggiata dall’associazione, la commedia andrà in scena il 19 e 20 Agosto ad Amaseno. Tra gli interpreti:
Igino Corsi, Quirino Ruggeri, Simona Filippi, Luciana Rinna, Concetta Loscrì, Anna Panici, Cristina Selvini, Carlo Corsi, Ada Filippi, Luigi Cipolla, Antonio Gerardi, Remigio Mattia, Luciana Cioè, Giuseppe Boni, Giada Gerardi, Assunta De Prosperis.

Nella Roma papalina del XIX secolo, Rugantino, giovane spaccone, arrogante e avverso a qualsivoglia lavoro, vive di espedienti aiutato dalla fida Eusebia che egli spaccia per sua sorella. I due insieme ottengono vitto ed alloggio raggirando il frescone di turno: dapprima un anziano prelato il quale, deceduto, non dona loro alcun lascito; e quindi Mastro Titta, il celebre boia dello Stato Pontificio, autentico personaggio storico. Mastro Titta è anche proprietario di una locanda che gestisce insieme al figlio soprannominato Bojetto, dopo l’abbandono da parte della moglie che non approvava il suo mestiere. Egli si prende cura di Rugantino e di Eusebia ma finisce per innamorarsi di questa, un amore che è presto ricambiato. Entra in scena la bella Rosetta, moglie del violento e gelosissimo Gnecco Er Matriciano, croce e delizia di tutti i giovani romani, compreso Rugantino, il quale con degli amici scommette di sedurla prima della Sera dei Lanternoni. Il giovane, nonostante umilianti peripezie, riesce nell’intento ma finisce con l’innamorarsi della ragazza, così da non far menzione dell’impresa, per rispetto, ai suoi compagni; un contegno che presto viene meno a causa del suo carattere spaccone, ferendo così i sentimenti di lei.

Durante il Carnevale Gnecco viene assassinato da un criminale mentre Rugantino è altrove in compagnia di una nobile. Il protagonista si fa trovare casualmente accanto al cadavere e quindi, onde riscattarsi, si autoaccusa dell’omicidio, il cui movente sarebbe l’amore per Rosetta. Imprigionato e condannato a morte, con Rosetta che si dichiara perdutamente innamorata, sale sul patibolo sostenendo la colpevolezza, dimostrando così, affrontando la morte, di essere un vero uomo. La vicenda si conclude con Mastro Titta che giustizia un Rugantino finalmente rispettato e ammirato da tutti.

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