Il sangue di San Lorenzo si è sciolto completamente: è di nuovo miracolo ad Amaseno

Il sangue di San Lorenzo è tornato a sciogliersi, come ogni anno, come sempre, non certo a premonizione di bella o cattiva sorte, ma semplicemente per rafforzare la fede nel Cristo, per amore del quale il diacono Lorenzo morì martire ai tempi dell’imperatore Valeriano, sulla graticola. Pochi grammi di sostanza, circa cinquanta, che per l’intero anno ha le sembianze di un grumo scuro, marroncino, quasi fosse una piccola zolla di terra che, però, il giorno di san Lorenzo, cambia stato e forma, trasformandosi in liquido, rosso, splendente, come sangue uscito da una ferita ancora vibrante. La Chiesa lo chiama prodigio, la gente miracolo. Sta di fatto che ogni 10 agosto il grumo di sangue del patrono di Amaseno, depositato sul fondo dell’ampolla vitrea di epoca romana custodita gelosamente nella Collegiata gotico-cistercense di Santa Maria fin dall’atto della sua consacrazione nel 1177, cambia stato, si scioglie, colorandosi di rosso rubino davanti gli occhi dei fedeli raccolti in preghiera. Sul fondo, si scorgono delle ceneri, nel mezzo un brandello di pelle, e nella parte superiore dell’ampolla, dove non c’è il sangue, si notano piccole gocce giallastre, di grasso. Non si tratta, perciò, di un semplice passaggio di stato, da solido a liquido, piuttosto della replicazione di quanto riuscirono a raccogliere alcuni miliziani romani originari della valle dell’Amaseno che assistettero al martirio a Roma, il 10 agosto 258 (questo dice la tradizione): poche gocce di sangue miste a ceneri e scorie che furono raccolte con uno straccio e riposte in quell’ampolla, per essere portate nella nostra valle, fino a diventare il patrimonio d’amore e di fede della comunità di Amaseno. San Lorenzo si mostra ai suoi devoti in segno di riconoscenza della loro fede, perché il suo sangue conservato da secoli nella collegiata, si scioglie davanti ai loro occhi, mentre sono in preghiera. Eppure l’ampolla vitrea che lo contiene da sempre, non è nemmeno chiusa ermeticamente, è tappata con un po’ d’ovatta e lesionata nella parte superiore, tanto che da alcuni anni non viene più portata in processione per timore di una sua più profonda rottura. L’ossigeno vi entra ma il sangue non si è certo polverizzato, dopo tanti secoli. In tanti hanno provato a screditare questo miracolo che è poco noto, non certo rinomato come quello di san Gennaro a Napoli, ma forse ancora più suggestivo ed incredibile. C’è chi è scettico, chi prova in ogni modo a screditare l’evento, ma anche chi è normalmente diffidente, finisce col convincersi che qualcosa di straordinario e soprannaturale avviene. Perché vi assiste in prima persona, direttamente e senza artifici. Anche quest’anno il prodigio, il  miracolo si è rinnovato, in maniera mesta, sobria, davanti il popolo ed alla presenza di tantissimi fedeli giunti da ogni parte del mondo, da San Lorenzello, paese gemellato con Amaseno, e da Malta, la cui gente è unita nel nome di San Lorenzo. Da questa sera i festeggiamenti civili ma anche la voglia di guardare il cielo che “lacrimerà” di stelle cadenti per ricordare il martirio del diacono Lorenzo, morto per non rinnegare la sua gente, i poveri, la vera ricchezza della sua Chiesa. Ed il  tema della povertà è stato il filo conduttore della supplica del vescovo di Frosinone Ambrogio Spreafico che, venerdì sera, insieme al parroco della Collegiata, Don Italo Cardarilli,  ha voluto mandare la benedizione di San Lorenzo soprattutto agli anziani ed ai malati, ai più bisognosi, ai poveri. Povertà, di beni, di valori, di ideali, che va vinta con la solidarietà, con l’altruismo, con il recupero della consapevolezza che essere uomini significa non isolarsi ma condividere col prossimo la propria esistenza. In altre parole, con l’amore per sé e per gli altri, per non dissipare il dono della vita.   

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