Anche l’allevamento bufalino, dopo anni di boom, vede un flesso negativo

bufale
bufale

Non poteva rimanere indenne dallo tsunami che la diffusione del contagio del corona virus sta riversando sull’economia. Stiamo parlando del settore trainante dell’economica della valle dell’Amaseno, quello dell’allevamento bufalino. In calo il prezzo del latte a causa della minor richiesta della materia prima usata per produrre dell’ottima mozzarella, le cui vendite sono calate a picco nelle ultime settimane. Non dimentichiamo che la valle dell’Amaseno è individuata come zona d’origine della mozzarella campana dop. In pratica, buona parte del latte prodotto va venduto ai caseifici del casertano e, più in generale, della Campania, che ne apprezzano la qualità per trasformarlo in un prodotto che, negli ultimi anni, ha registrato una crescita davvero ragguardevole, conquistando i mercati di tutto il mondo. Ora, però, a causa del contagio globale, della chiusura di molte frontiere, non solo alla circolazione delle persone, ma anche dei prodotti italiani, specie alimentari, la vendita di mozzarella ha subito uno stop significativo. Non potendo contare neanche più sull’export, è una tragedia, perché il mercato interno, soprattutto senza ristoranti, è crollato. E il settore che era in crescita, dove più si investiva, rischia di andare in default.

E’ di questi giorni la nota del Presidente del Consorzio Mozzarella di Bufala Campana D.O.P., Domenico Raimondo, con cui viene consigliato agli allevatori di conferire meno latte ai trasformatori, ed a questi ultimi di compiere uno sforzo nello stoccaggio del latte. E’, però, agli allevatori che viene chiesto di accollarsi i costi dello stoccaggio del latte già dal mese di marzo. Sforzi da fare per mantenere compatta la filiera ed evitare squilibri, dice il presidente.

Analogo il senso della nota emessa anche dal Gruppo Francia che stima un calo delle vendite di latticini del 60%, a causa della chiusura dei ristoranti e del crollo turistico. E’ quasi giunta a saturazione la capacità di stoccaggio del latte dei trasformatori, è difficile comunque procedere al ritiro del latte per le norme imposte, quindi si invitano gli allevatori a seguire le indicazioni di Coldiretti, riducendo le mungiture e cambiando regime alimentare dei capi, utilizzando il latte per crescere i vitelli, accelerando l’asciutta dei capi a fine lattazione. Un’ecatombe. Perché non si possono certo abbattere gli animali, questi mangiano e vanno accuditi, difficile è chiudere i rubinetti del latte, come oneroso è creare sistemi di stoccaggio da parte degli allevatori.

In questo scenario, però, ci potrebbe essere spazio per nuove strategie ed investimenti, anche da parte di terzi. Si potrebbe investire proprio in un centro stoccaggio, in attesa di tempi migliori, come sfruttare il  latte per crescere bufaletti maschi ed ottenere ottima carne, da destinare al mercato interno. Certo, queste soluzioni non fronteggiano la crisi degli allevatori, la remunerazione al cui lavoro è legata al prezzo del latte, in caduta libera. Potrebbero servire, almeno, a cercare di coprire i costi in questo momento, sperando che si riesca a reggere l’urto.

Va, comunque, detto, che tante altre sono le attività in ginocchio, si pensi ai bar, ai ristoranti, ai barbieri, ai parrucchieri, ai centri estetici, insomma tutte quelle obbligate alla chiusura da settimane. Sebbene non vada bene neanche per molte di quelle rimaste aperte, che vedono troppo pochi clienti varcare la soglia del negozio. Alternative, per loro, sono solo i sussidi e l’accesso al credito agevolato, nella speranza di una ripresa tra qualche mese.

Scenari, comunque, solo ipotizzati, perché prima bisogna uscire dall’emergenza sanitaria e poi fare i conti.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*