La Rai raccoglie l’appello degli allevatori: tra due mesi avremo finito le scorte e sarà un problema anche sfamare le bufale

Questa mattina, la festa dei lavoratori è servita al comparto bufalino della valle dell’Amaseno a lanciare un grido d’aiuto alle istituzioni per sostenerlo nel fronteggiare la grave crisi economica legata al corona virus. Una troupe di Rai3, infatti, ha raggiunto la zona montana di Buranello per intervistare uno dei più grandi allevatori del comprensorio, Silvio Di Girolamo, mandando in onda il servizio già in tarda mattinata nel corso della nota trasmissione “Mi Manda Rai3”. Un primo maggio che, in stalla, si passa lavorando, come ogni giorno. Senza giri di parole e senza mezzi termini, l’imprenditore amasenese ha detto che in assenza di aiuti da parte dello Stato, della Regione, delle istituzioni in generale, sarà difficile riuscire ad andare avanti per altro tempo. La sua stalla, con circa 400 bufale, produce sui quindici quintali di latte al giorno adesso, una vera ricchezza in tempi normali, soprattutto nel periodo estivo, quando la richiesta è alta perché la mozzarella si vende di più che in inverno (del resto, l’allevamento viene programmato per avere la maggiore produzione proprio nella bella stagione). Ma questo in tempi normali e non certo con la pandemia legata al Corona virus che ha paralizzato la nostra economia. Con molte attività chiuse, soprattutto dei ristoranti e, più in generale, delle attività ricettive con servizi di ristoro, le mozzarelle hanno subito un grosso calo nelle vendite. Così i caseifici più grandi, del pontino e del campano, dove viene venduta la maggior parte dell’ottimo latte prodotto dalle aziende agricole della valle dell’Amaseno, fin dall’inizio della pandemia hanno comunicato agli allevatori l’intenzione di non ritirare più il latte, almeno nelle quantità precedenti, invitandoli a stoccarlo a proprio costo. Poi hanno anche ridotto il prezzo d’acquisto. <<Qui non si tratta di acqua, le bestie non hanno i rubinetti, che possiamo chiudere e aprire a piacimento – il commento dell’imprenditore amasenese – Proprio ora che il latte estivo sarebbe stato pagato di più, valorizzando il nostro lavoro, il prezzo si è abbassato>>. Se si consegna, quindi, bisogna accettare un prezzo basso, non più remunerativo a detta degli allevatori, altrimenti non si consegna e ci si arrangia. Di qui l’inevitabile crisi del settore che, solo negli ultimi anni, era riuscito a spuntare un prezzo davvero remunerativo del frutto delle loro attente produzioni e che, dopo anni di duro sacrificio, vedeva finalmente aprirsi la strada di uno sviluppo florido, trainante dell’economia del territorio, con un indotto non da poco. Adesso, invece, come ha risposto il signor Di Girolamo alla domanda del giornalista della Rai, Danilo Fumiento : <<Abbiamo ancora un paio di mesi di scorte per far fronte all’allevamento dei nostri animali, poi sarà difficile dar loro pure da magiare>>. Insomma, quello che si chiede è un aiuto concreto ed immediato da parte dello Stato, oltre il controllo su possibili speculazioni.   

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