Legambiente:”Il Piano Rifiuti approvato dalla Regione non convince”

Il Piano Rifiuti approvato dalla Regione Lazio, non convince Legambiente. “Ci sono molteplici elementi che non convincono”, dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, “a cominciare dagli investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi prefissati nel Piano per riduzione, riuso e porta a porta. Senza i finanziamenti necessari ai Comuni per rispettare lo “Scenario di Piano”, conforme alle normative, sarà impossibile, superato dall’assurdo e surreale “Scenario di Controllo”, previsto nel Piano, che porterà alle ennesime deroghe e la attuale percentuale di differenziata del 15% nella regione non subirà incrementi”.
«Per evitare di ritrovarci i rifiuti per strada, va subito definito un piano dettagliato per la raccolta differenziata porta a porta, la riduzione e il riuso -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. E’ molto preoccupante, infatti, l’abuso che nel piano e nello ‘scenario di controllo’ si fa delle discariche, legato a numeri davvero sovrastimati per il trattamento meccanico biologico, dal quale escono un 35% di CDR, un 2% di Metalli ma ben il 63% di materiali che continuano a finire in discarica tra scarti, FOS e perdite di processo. Insomma siamo alle solite, il piano rifiuti rischia di fatto di servire solo a giustificare l’autorizzazione di ulteriori capacità di trattamento e di incenerimento, piuttosto che a imboccare davvero e con decisione la strada della riduzione, del riuso, della differenziata».

Legambiente è critica anche sull’enorme incremento della produzione rifiuti prevista, basata su irragionevoli indicatori socio-economici (PIL e spese per famiglie residenti): dalle 3.332.572 tonnellate di RSU (rifiuti solidi urbani) registrate nel 2009 nel Rapporto rifiuti ISPRA, si passerebbe a ben 3.675.893 tonnellate di rifiuti nel 2017, con una crescita costante. Poi su questi numeri si applicherebbero le azioni di prevenzione, pur affermando che gli ‘interventi proposti tuttavia sono difficilmente quantificabili perché spesso legati alla sola responsabilità dei cittadini, in quanto consumatori, e troppo poco a quella dei distributori e dei produttori». Eppure, negli ultimi anni la produzione è diminuita senza particolari azioni di prevenzione da 3.343.551 tonnellate del 2008 a 3.332.572 tonnellate del 2009 e, se si valuta la produzione pro-capite, la diminuzione è stata costante in tutto l’ultimo quinquennio.

Fonte: Il Giornalino di Acuto

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