L’architetto Vinciguerra “vince la guerra” contro il comune di Amaseno ed ora si potrebbe aprire l’era BioGas ad Amaseno

Giudicato regolare il suo lavoro dal Tribunale di Frosinone che dissequestra il manufatto destinato a impianto di biogas aziendale

Potranno proseguire i lavori per la realizzazione del primo impianto di biogas di Amaseno, di tipo aziendale, secondo un progetto presentato al comune di Amaseno nel 2015  con  Procedura Abilitativa Semplificata (PAS). Lo scorso 26 novembre, il tribunale di Frosinone ha, infatti, disposto il dissequestro e la restituzione al legittimo proprietario, dell’opera con cui si sarebbe dato vita, in contrada Ripole, ad un impianto di digestione anaerobica di reflui bufalini atto a sfruttarne il biogas per produrre energia elettrica rinnovabile. Il manufatto, quindi non un impianto già funzionante, era stato sottoposto a sequestro preventivo nel maggio 2019, in accoglimento di una segnalazione del comune di Amaseno, perché sembrava difettare di autorizzazioni. Invece, tutto a posto, tutto chiarito, il Tribunale ha ora ritenuto che il carteggio fosse completo, esaustivo e che, quindi, si potesse procedere all’archiviazione del procedimento penale pendente nei confronti dell’allevatore, ma anche di quella che viene definita nello stesso decreto una “articolata e singolare vicenda amministrativa”. Perché, alla richiesta di archiviazione del 9 settembre scorso inoltrata dallo stesso Pm al Gip, dopo un mese aveva fatto opposizione il Comune di Amaseno, costretto poi ad incassarne l’inammissibilità. Come deciso dal Tribunale che non ha riscontrato irregolarità nella documentazione amministrativa di riferimento e ritenuto superflue le ulteriori indagini pur sollecitate dal Comune. E’   così che si arriva al decreto di archiviazione del 26 novembre 2019, con annesso dissequestro e restituzione del manufatto al legittimo proprietario. Stiamo parlando di un privato, di un allevatore in particolare, convinto di poter sfruttare i reflui zootecnici della sua azienda per produrre energia da biomasse, rinnovabile e pulita. Un investimento per realizzare il quale è stato chiamato un tecnico del posto, l’architetto Gaspare Vinciguerra, nella veste di progettista, direttore dei lavori e responsabile della sicurezza. E’ proprio lui ad aver dato subito notizia del lieto fine per il suo committente, degli intoppi procedurali che ora stanno facendo riflettere sulla possibilità di una richiesta di indennizzo per i danni subiti dalla mancata ultimazione dell’impianto e conseguente messa in funzione. <<L’iter amministrativo che, in base alla normativa di riferimento, si doveva concludere in trenta giorni – ha dichiarato l’architetto – tra ritardi burocratici, da addebitare al comune e il sequestro del cantiere, ha comportato un ritardo per la chiusura dei lavori e la messa in produzione dell’impianto di oltre quattro anni…Adesso il comune verrà chiamato a rispondere dei danni, che ha causato, quantificati in oltre 700.000 euro>>. Ma questa è un’altra storia, ancora da scriversi, perché dal piano penale si passerebbe a quello civile, con un iter ancora tutto da iniziare. Sebbene non ci sia da stare proprio sereni, perché a rischiare grosso, sarebbe proprio il Comune, viste le grosse cifre annunciate, capaci di minare la stabilità di qualunque centro di piccole dimensioni. Lo scenario che sembra subito aprirsi è, invece, quello del possibile inizio di un’era biogas ad Amaseno, in risposta alla presenza di oltre duecento allevamenti bufalini, i cui reflui potrebbero ora essere impiegati anche per produrre energia, oltre che per concimare. Nella dimensione aziendale, preferibilmente, ma comunque in assenza di linee guida da parte del Comune, pure annunciate qualche tempo fa, ma mai sviluppate e proposte in un’ottica di crescita organica e condivisa tra scelte imprenditoriali private ed accettabilità sociale. Perché di diffidenza, in paese, ce n’è ancora molta nonostante i disagi legati proprio alla presenza di tante stalle, ed allo smaltimento dei reflui zootecnici.

L’Architetto Gaspare Vinciguerra ricostruisce la vicenda

<<Il progetto è stato presentato al comune di Amaseno nell’anno 2015  con  Procedura Abilitativa Semplificata (PAS) – impianti alimentati da energia rinnovabile non già ricadenti nel regime di edilizia libera di cui all’art. 11, comma 3, D.lgs 30/05/2008, n. 115 e all’art. 6 DPR 6 giugno 2001, n. 380 e paragrafi 11 e 12 Linee Guida (DM 10/09/2010) e in quello dell’autorizzazione unica di cui all’art. 5 del D. lgs. 28 marzo 2011, n. 71.

In base alla  normativa sopra richiamata l’iter per dare inizio ai lavori si doveva concludere in trenta giorni, mentre il comune  nel maggio 2016 ha dato parere negativo perché a loro dire mancava il parere ambientale. Ma detto parere risultava già agli atti del comune.

Come direttore dei Lavori, ribadendo l’esistenza  di tutti i pareri previsti dalla Legge e in modo particolare il parere ambientale rilasciato dalla regione Lazio, il 30 aprile 2018 ribadivo al comune  che tutte le autorizzazioni erano state acquisite e comunicavo l’inizio dei lavori.

In data 19 maggio, quindi un anno dopo la comunicazione di inizio lavori, il comune di Amaseno procedeva al sequestro del cantiere….che veniva convalidato dalla Procura di Frosinone.

A seguito di richiesta di accesso agli della Procura, si prendeva atto che l’autorizzazione paesaggistica, pur  esistente negli atti del comune ,  non risultava negli atti del sequestro  ,  per cui la Procura  aveva convalidato il sequestro…

L’autorizzazione paesaggistica è stata presentata, successivamente, in Procura, dall’avvocato difensore.

Il Pm, presa visione  dell’autorizzazione paesaggistica rilasciata dalla Regione Lazio,   ha subito fatto richiesta al GIP di dissequestro del cantiere, dato atto che  erano state presentate  tutte le autorizzazioni previste dalla normativa.

Il comune ha, quindi, fatto opposizione alla richiesta di archiviazione della Procura ma il GIP la ha rigettata ed ha  disposto sia il dissequestro che  l’archiviazione del procedimento>>.

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