PECUNIA NON OLET pillole di storia romana con la prof.ssa Angela Reale

Letteralmente “Il denaro non ha odore”. È un’espressione latina che generalmente si sente ripetere, in maniera anche sgradevole, per rendere l’idea che il guadagno è al di sopra di tutto, indipendentemente da quale sia l’attività che lo produce. La parola “pecunia”, cioè ricchezza, deriva dal latino “pecus” che significa pecora e indica che anticamente un gregge di ovini era una forma quasi esclusiva di benessere; e successivamente, anche quando si è modificato il sistema economico, si è conservata comunque la parola “pecunia” nel significato originale. Ma chi avrebbe pronunciato questa frase? E in quale occasione? Tradizionalmente si attribuisce l’espressione “Pecunia non olet” a Tito Flavio Vespasiano, il nono imperatore romano, al potere dal 68 al 79 d.C., che lega il suo nome alla costruzione dell’Anfiteatro Flavio, più comunemente conosciuto come Colosseo. Vespasiano sarebbe stato il primo a tassare i bagni pubblici, nello specifico gli orinatoi, che ancora oggi, non a caso, vengono definiti vespasiani. L’imperatore, infatti, aveva imposto a coloro che lavoravano le pelli nelle concerie, gli antichi folloni, di versare un tributo sull’orina prelevata dalle latrine da cui ricavano l’ammoniaca necessaria alla lavorazione del pellame. Tale intuizione permise di incamerare grandi guadagni, ma il figlio Tito – che succederà al potere dal 79 all’81 d. C.- sempre secondo la tradizione, avrebbe fatto notare al padre, con un certo sdegno, che il profitto derivato dalla tassazione delle latrine pubbliche non fosse affatto decoroso. Proprio da questa osservazione del figlio, ritenuta fin troppo ingenua, Vespasiano, con cinismo avrebbe risposto: “Pecunia non olet”, volendo intendere che il denaro non conserva tracce fisiche dell’attività che l’hanno generato. Così, da quel momento, si ripete questa formula per dichiarare, in modo non edificante, che l’importante sia guadagnare, come e con quali mezzi non importa, cosa sicuramente discutibile se riferita ai ricaviilleciti.

Lara Celletti
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La prima giornalista donna delle nostre zone, iscritta all'ordine dal 1996, laureata in lettere moderne nel 1996 e scienze dell'educazione nel 2010 presso l'ateneo di Cassino. Insegnante di lettere presso IPSSEOA di Ceccano. Ha lavorato presso giornali nazionali come Il Tempo ed Il Messaggero (redazioni di Frosinone) Ciociara oggi e l'Inchiesta di Cassino. Ha pubblicato un saggio di storia locale sul Busto di San Tommaso Veringerio, finanziato dall'amministrazione provinciale di Frosinone. Contemporaneamente dopo l'acquisto ed il restauro a proprie spese di stabili antichi, nel centro storico di Amaseno, ha creato locazioni idonee per tutte le possibilità a pochi passi dalla collegiata gotica di Santa Maria

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