Il destino dell’uomo “in un filo” con la prof. Angela Reale

IL DESTINO DELL’UOMO “IN UN FILO”

Spesso ci si chiede, di fronte al verificarsi degli eventi, tanto lieti quanto tragici, se esista per ognuno un destino prestabilito, oppure se la vita umana sia determinata e influenzata dall’azione o dalle scelte prese da ciascuno. Nell’antichità prevaleva una visione fatalistica, secondo cui sin dalla nascita a ognuno è assegnata una sorte a cui nessuno può sfuggire, neppure gli dei. Si credeva che a stabilire la durata, la qualità e l’alternarsi delle vicende fossero le Moire (le Parche nella tradizione Latina) figure della mitologia greca: Cloto, Lachesi e Atropo. Sempre secondo la mitologia, ognuna di queste donne svolgeva un ruolo preciso nel “tessere” il destino dei mortali. Cloto, la filatrice, filava il filo; Lachesi, colei che divide, distribuiva a ciascuno il rocchetto di filo e Atropo, l’immutabile, lo recideva con le forbici, a simboleggiare l’inevitabilità della morte. La sorte, infatti, era rappresentata da un filo che raggiungeva una lunghezza diversa, a seconda degli anni che venivano concessi di vivere, cioè più lungo era il filo più estesa era la durata della vita, e tale filo dorato veniva intrecciato alternativamente con uno bianco, simbolo di una vicenda lieta, e con uno nero, segno di un evento tragico. Il filo poi veniva arrotolato in un gomitolo, tagliato e consegnato al destinatario. La vita umana, dunque, risultava tutta pianificata dalla nascita alla morte di ogni singolo individuo e prevedeva già una successione stabilita di gioie e di dolori: nei proverbi degli antenati “Ogni uomo nato destino dato” Proprio per questo motivo, dall’antichità a oggi, il filo è la metafora della vita e numerosi sono i modi di dire che contengono la parola “filo” per esprimere concetti diversi in base alle circostanze: essere appeso a un filo indica un senso di precarietà; essere legato a doppio filo esprime l’idea di un legame forte con qualcosa; esser sul filo di lana evidenzia una situazione di incerta definizione fino all’ultimo istante; perdere il filo del discorso significa che non si segue più il senso o la logica di ciò che si sta ascoltando; fare il filo rende l’idea di corteggiare qualcuno… e questi sono soltanto alcuni esempi. Allora a ciascuno il suo filo!

Lara Celletti
Informazioni su Lara Celletti 321 Articoli
La prima giornalista donna delle nostre zone, iscritta all'ordine dal 1996, laureata in lettere moderne nel 1996 e scienze dell'educazione nel 2010 presso l'ateneo di Cassino. Insegnante di lettere presso IPSSEOA di Ceccano. Ha lavorato presso giornali nazionali come Il Tempo ed Il Messaggero (redazioni di Frosinone) Ciociara oggi e l'Inchiesta di Cassino. Ha pubblicato un saggio di storia locale sul Busto di San Tommaso Veringerio, finanziato dall'amministrazione provinciale di Frosinone. Contemporaneamente dopo l'acquisto ed il restauro a proprie spese di stabili antichi, nel centro storico di Amaseno, ha creato locazioni idonee per tutte le possibilità a pochi passi dalla collegiata gotica di Santa Maria

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