Insieme alla professoressa Reale scopriamo il significato di uno dei detti più comuni: pranzi luculliani

Ci stiamo ormai lasciando alle spalle un periodo, quello delle festività natalizie, in cui per tradizione ciascuno è portato ad apparecchiare e ad imbandire una tavola più ricca del solito. Le portate sono più numerose ed elaborate e vengono consumate in tranquillità e con tempi lunghi insieme ai propri ospiti. Insomma abbiamo organizzato o abbiamo partecipato a quelli che si direbbero dei veri pranzi luculliani. È evidente che l’aggettivo “luculliano” richiami alla memoria l’idea di abbondanza, raffinatezza culinaria, ma anche di eccesso. Non è raro, infatti, che per giorni si continuino a mangiare e a riproporre gli avanzi attraverso rielaborazioni di recupero. Apparentemente non sembra ci sia un nesso di significato tra luculliano e il modo ampolloso di preparare vivande. E invece, anche in questo caso, dobbiamo rivolgere lo sguardo alle civiltà antiche, che hanno lasciato tracce profonde nel nostro quotidiano, sebbene non sempre ce ne rendiamo conto. La parola, infatti, deriva da Lucio Licinio Lucullo (117-56 a. C), un generale romano, giunto a ricoprire la più alta carica di console, che ha condotto felici campagne militari in Oriente. Verrebbe da chiedersi cosa c’entrino il successo politico e militare con banchetti sontuosi. In realtà, Lucullo, più che per le imprese, oggi viene ricordato per la straordinaria passione per il cibo e per i grandi pranzi che era solito farsi servire, estremamente ricercati e abbondanti, in cui trovavano il posto d’onore primizie e cibi esotici. Per questo motivo gli ospiti, molti di questi illustri, tra i quali Cicerone, erano particolarmente felici di ricevere un invito a pranzo da Lucullo, pronti a gustare e a stupirsi delle leccornie che venivano offerte loro.

Lara Celletti
Informazioni su Lara Celletti 353 Articoli
La prima giornalista donna delle nostre zone, iscritta all'ordine dal 1996, laureata in lettere moderne nel 1996 e scienze dell'educazione nel 2010 presso l'ateneo di Cassino. Insegnante di lettere presso IPSSEOA di Ceccano. Ha lavorato presso giornali nazionali come Il Tempo ed Il Messaggero (redazioni di Frosinone) Ciociara oggi e l'Inchiesta di Cassino. Ha pubblicato un saggio di storia locale sul Busto di San Tommaso Veringerio, finanziato dall'amministrazione provinciale di Frosinone. Contemporaneamente dopo l'acquisto ed il restauro a proprie spese di stabili antichi, nel centro storico di Amaseno, ha creato locazioni idonee per tutte le possibilità a pochi passi dalla collegiata gotica di Santa Maria

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