Il crocefisso non è un ornamento

Il crocefisso non è un ornamento ma un simbolo. Per quanto inflazionato ne sia e ne è stato l’uso, sarebbe il caso, in molte circostanze, di lasciarlo nelle chiese, al cattivo gusto non c’è limite. Ovviamente si tratta solo di un oggetto, semplicemente di un oggetto e tutto è relativo, essere cristiani è ben altro che portare una crocetta di metallo attaccata al collo e magari dimenticarne completamente il significato. Comunque, certe volte,  ci vuole buon senso nelle cose, non si tratta di un oggetto apotropaico che protegge da malocchio e fatture, che porta bene e fa vincere tutte le lotterie, non si tratta di un oggetto decorativo adatto ad ogni abbigliamento ma è un simbolo di fede. Il crocefisso andrebbe messo addosso con rispetto e fede, soprattutto da persone di fede cristiana, che professano la fede in Cristo. A questo proposito ci siamo avvalsi di pareri di prelati ed esperti e forse sarebbe il caso di ricordare che la croce era uno strumento di tortura e morte, il Cristo crocefisso che gronda sangue sorretto dai chiodi, con in testa una corona di spiene non è un oggetto da indossare su un volgare décolleté o abitato a vestiti appariscenti ed impropri. Il crocefisso è un simbolo di fede e non un oggetto di moda. Si tratta di un simbolo strettamente appartenente alla fede cristiana che con la sua grande potenza semantica e simbolica domina borghi e città ergendosi per volontà umana su campanili e frontali di meravigliose chiese. Nelle classi scolastiche è stato tolto mentre al collo, su abbigliamento di discutibile gusto si può portare ? A forza di adeguarci stiamo perdendo identità storica.

Informazioni su Lara Celletti 1222 Articoli
La prima giornalista donna della Valle dell'Amaseno, tra le province di Frosinone e Latina, iscritta all'ordine nazionale dei giornalisti (pubblicisti) Lazio - dal 1996, laureata in lettere moderne nel 1996 e scienze dell'educazione nel 2010 presso l'ateneo di Cassino, Frosinone. Insegnante di lettere presso IPSSEOA di Ceccano. Ha lavorato in giornali nazionali come Il Tempo ed Il Messaggero (redazioni di Frosinone) Ciociara oggi e l'Inchiesta di Cassino. Ha pubblicato un saggio di storia locale sul Busto di San Tommaso Veringerio, finanziato dall'amministrazione provinciale di Frosinone. Dopo l'acquisto autonomo ed il restauro a proprie spese di stabili antichi, nel centro storico di Amaseno, ha creato locazioni idonee per tutte le possibilità economiche a pochi passi dalla collegiata gotica di Santa Maria in Amaseno in provincia di Frosinone. Presso l'IIS Ceccano FR ha svolto per sei anni un progetto laboratorio di giornalismo e comunicazione con gli studenti. Oltre che di Amaseno News è stata direttore dei giornali: La Voce di Villa (edito è stampato dal comune di Villa Santo Stefano) InformAmaseno (edito dal comune di Amaseno) e La Voce di San Giovanni (paese in provincia di Frosinone dove attualmente risiede)

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