La comunità di Amaseno torna a stringersi attorno a una delle sue figure sacre più care: San Sebastiano Martire. Anche quest’anno, il programma delle celebrazioni curato dalla Parrocchia di Santa Maria Assunta ha saputo unire il rigore della liturgia al calore della devozione popolare, trasformando il borgo ciociaro in un cuore pulsante di fede e tradizione. Le celebrazioni si sono aperte l’11 gennaio con il suggestivo trasporto della statua dalla Cappella di San Sebastiano alla maestosa Collegiata di Santa Maria Assunta, un rito che segna l’inizio ufficiale di un cammino di preghiera durato dieci giorni. Ogni pomeriggio, i fedeli si sono ritrovati nella culla del gotico-cistercense per le Sante Messe, culminando nella giornata solenne di martedì 20 gennaio. Dopo la celebrazione eucaristica delle 18:00, la tradizionale processione attraverserà le vie del paese, accompagnata dalla storica distribuzione delle ciambelle, simbolo antico di condivisione e carità che ancora oggi delizia grandi e piccini. Ma chi era l’uomo che, con il suo esempio, continua a parlare al cuore di Amaseno? La storia di Sebastiano ci riporta alla fine del III secolo, sotto l’impero di Diocleziano. Originario di Narbona ed educato a Milano, Sebastiano era un alto ufficiale delle guardie pretoriane, stimato dall’imperatore stesso per il suo valore militare. Tuttavia, la sua vera fedeltà apparteneva a Cristo. Sfruttando la sua posizione, aiutò i cristiani incarcerati e convertì commilitoni e funzionari, fino a quando la sua fede non divenne impossibile da nascondere. Condannato al supplizio delle frecce, Sebastiano fu legato a un tronco d’albero e trafitto in tutto il corpo; creduto morto dai soldati, fu soccorso e curato dalla nobile Irene. Una volta guarito, invece di fuggire, tornò dall’imperatore per denunciarne le crudeltà, affrontando coraggiosamente il martirio definitivo per fustigazione. È proprio questo coraggio incrollabile, richiamato nel manifesto delle celebrazioni (“Il suo esempio deve rafforzare la nostra fede”), a rendere il Santo un baluardo per la comunità, invocato da secoli come protettore contro le epidemie e le avversità. La riuscita di questa intensa settimana di festeggiamenti è stata resa possibile grazie alla dedizione della Confraternita di San Sebastiano e alla guida spirituale di Don Marco Meraviglia. Il parroco, con la sua presenza costante e il suo operato instancabile, continua a valorizzare le tradizioni locali, rendendo ogni celebrazione un momento di vera crescita comunitaria. Un grazie sincero va proprio a Don Marco per il suo impegno nel custodire e alimentare la fiamma di questa eredità spirituale, che fa di Amaseno un luogo dove la storia e la fede non smettono mai di dialogare.