Semplicemente stupenda: bellissima, elegantissima e molto colta: Anilda Ibrahimi ha incantato gli spettatori di Frosinone da Ubik, via Aldo Moro, raccontando la storia della protagonista del suo ultimo libro. Oltre la trama dell’opera, gradevole e molto ben articolata nei tempi di narrazione e nel linguaggio chiaro e diretto, il libro fornisce lo spunto per riflettere su argomenti di grande spessore, l’importanza della lingua, l’analisi geopolitica di ogni situazione, la contestualizzazione degli eventi e la collocazione delle nostre micro storie quotidiane nella macrostoria generale, la storia ufficiale nonché la condizione della donna.
“Hera torna a casa dopo tanti anni, per una fuga d’amore. Chissà cosa direbbero le sue antenate, ora che anche lei ha fatto una brutta fine come Emma Bovary: l’uomo con cui viaggia parla la sua stessa lingua ma non è suo marito. Skerd le fa sentire di nuovo che la bellezza è un rischio, il desiderio di una provocazione, le donne seducenti come lei una minaccia. Certo, appartenere a qualcuno può sembrare rassicurante ma presto si mostra per ciò che è per davvero: una gabbia. E da quella gabbia, anche se dentro non si sta poi così male, Hera dovrà fuggire, ancora una volta, come tanto tempo prima. Un’educazione sentimentale ironica e intelligente, capace di rovesciare molti stereotipi su ciò che crediamo sapere delle donne”. Questa è la sintesi della trama che troviamo sulla copertina finale del libro.
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