L’estate è ormai alle porte e con essa l’aumento delle temperature, un fattore che dovrebbe portare a una maggiore consapevolezza riguardo al consumo di alcolici. Nelle nostre piccole comunità, dove i legami sono più stretti e ci si conosce tutti, i bar possono e devono diventare un modello di civiltà e democrazia partecipata, adottando piccole ma significative accortezze: rifiutare la somministrazione di alcol a persone fragili o malate, nonostante le loro insistenze, e, naturalmente, ai minorenni. Non è raro, purtroppo, assistere a scene in cui persone in evidente stato di fragilità, magari affette da patologie che l’alcol può aggravare o semplicemente anziani debilitati dal caldo, richiedono insistentemente bevande alcoliche. In questi contesti, la tentazione di accontentare il cliente può essere forte, ma è fondamentale che i gestori dei bar mostrino fermezza e responsabilità. Il dovere di tutela della salute pubblica dovrebbe prevalere sul guadagno immediato. L’alcol, infatti, ha un impatto ben più dannoso sull’organismo quando le temperature sono elevate. Può causare disidratazione, ipotensione e aggravare condizioni preesistenti, trasformando un momento di svago in un serio rischio per la salute. Nei nostri paesi, dove la prossimità e la conoscenza reciproca sono un valore, è più facile identificare chi necessita di maggiore protezione. Un barista che conosce i propri concittadini può agire non solo come esercente, ma come vero e proprio custode del benessere della comunità. E poi c’è la questione, sempre attuale e altrettanto grave, dei minorenni. Nonostante le leggi siano chiare, la somministrazione di alcol ai minori persiste in alcune realtà, talvolta con la leggerezza di chi pensa di fare un favore o di non causare alcun danno. In realtà, si mina la salute e lo sviluppo di giovani vite, esponendoli a rischi immediati e a lungo termine. Anche in questo caso, la conoscenza personale tipica dei piccoli centri può e deve essere un deterrente. Se un barista sa che quel ragazzo è minorenne, il rifiuto deve essere categorico e senza esitazioni. Immaginiamo i nostri bar non solo come luoghi di ritrovo, ma come avamposti di una democrazia partecipata, dove la responsabilità individuale si fonde con quella collettiva. Dove la solidarietà e l’attenzione al prossimo non sono solo parole, ma azioni concrete. Rifiutare un alcolico a una persona fragile o a un minorenne, pur se insistente, non è un atto di scortesia, ma un gesto di profonda civiltà e cura. Questo comportamento etico, lungi dall’allontanare la clientela, potrebbe invece rafforzare il rapporto di fiducia tra i cittadini e i loro esercizi locali, trasformando i bar in veri e propri presidi di benessere sociale. È un piccolo passo, ma significativo, per costruire comunità più sane, consapevoli e solidali, dove il caldo estivo sia solo un invito al relax e non un fattore di rischio per chi è più vulnerabile.
l’immagine è stata realizzata da Lara Celletti (acrilico su tela)