Un capolavoro d’arte, storia torna a risuonare nel cuore di Castro dei Volsci. Presso la Chiesa dedicata alla santa patrona Oliva, si è tenuta una cerimonia ricca di emozione per l’inaugurazione dell’organo a canne recentemente restaurato, un prezioso strumento monumentale realizzato oltre due secoli fa. L’iniziativa rappresenta una straordinaria pagina di rinascita culturale e comunitaria per il borgo. A sottolineare il profondo significato di questo momento è stato il sindaco di Castro dei Volsci, Leonardo Ambrosi, che attraverso una nota diffusa sulla sua bacheca ufficiale ha ripercorso il filo rosso che lega le generazioni passate a quelle presenti.
Di seguito riportiamo integralmente il messaggio del primo cittadino:
“C’è una storia molto bella dietro il restauro dell’organo della Chiesa di Sant’Oliva che abbiamo inaugurato. Bisogna tornare al 30 novembre 1817, quando il Consiglio Comunale di Castro dei Volsci deliberò la costruzione di un organo per la Chiesa. L’anno successivo Vincenzo Spadari di Affile realizzò lo strumento che ancora oggi appartiene al patrimonio della nostra comunità. Più di duecento anni dopo, quella storia continua grazie a un importante contributo della CEI, il sostegno del Comune e, soprattutto, alla generosità delle famiglie che hanno partecipato alla raccolta promossa dalla Parrocchia. Ed è forse questa la parte più bella. Nessuno era obbligato a farlo: i cittadini hanno scelto di contribuire perché hanno sentito questo bene anche un po’ loro. Una delle più belle esperienze di partecipazione popolare che la nostra comunità abbia vissuto negli ultimi anni. Un ringraziamento particolare va a Don Antonio Covito, che ha creduto nel recupero dell’organo ed ha lavorato per reperire le risorse. Nel 1817 una comunità scelse di costruire questo organo. Nel 2026, generazioni dopo, quella stessa comunità ha scelto di salvarlo. Da oggi questo organo torna a suonare. E nelle sue note continueranno a vivere oltre duecento anni di storia di Castro dei Volsci.“
Un plauso sincero va a tutta la comunità castrese, all’amministrazione comunale e alla parrocchia guidata da Don Antonio Covito per aver restituito alla Valle del Sacco e all’intera provincia di Frosinone un bene di così inestimabile valore storico, spirituale e musicale.