I recenti e inquietanti fatti di cronaca che hanno scosso la nostra comunità non sono che la punta di un iceberg fatto di solitudine, fragilità e un abuso di sostanze alcoliche che sta assumendo i contorni di una vera e propria piaga sociale. Quando la cronaca ci restituisce immagini di aggressioni domestiche brutali, molestie nei luoghi pubblici e interventi disperati delle forze dell’ordine (ringraziamo i carabinieri di cuore per la loro presenza e prontezza) per arginare la furia di ragazzi fuori controllo, è evidente che non ci troviamo di fronte a episodi isolati di malamovida, ma a un fallimento educativo e strutturale che richiede una risposta immediata e decisa. Il dato più allarmante riguarda proprio la popolazione giovanile: il numero di ragazzi che fanno uso abituale e smodato di alcolici è enorme, alimentato da una cultura dello sballo che maschera il disagio psicologico dietro il bicchiere. In questo scenario, il nostro comprensorio non può più permettersi di restare a guardare o di affidarsi esclusivamente alla repressione postuma. È vitale e urgente potenziare le strutture di supporto, sia statali che para-statali, trasformandole in una rete di salvataggio capillare che non lasci nessuno indietro. Occorre investire massicciamente nella creazione di centri di disintossicazione all’avanguardia, capaci di accogliere chi ha già varcato la soglia della dipendenza, ma parallelamente è necessario agire sulla prevenzione primaria attraverso l’istituzione di sportelli pubblici di ascolto e centri di supporto psicologico facilmente accessibili, dove le persone fragili e le loro famiglie possano trovare guida senza lo stigma del giudizio. La politica e le amministrazioni locali devono avere il coraggio di imporre divieti di vendita rigorosi e controllati, impedendo che l’alcol finisca nelle mani di soggetti vulnerabili o minorenni, colpendo con fermezza chi lucra sulla salute altrui. Non basta condannare la violenza dopo che si è consumata tra le mura di casa o nelle piazze; bisogna prosciugare il terreno culturale e sociale che la nutre, offrendo alternative umane e terapeutiche che restituiscano dignità ai giovani e sicurezza alla cittadinanza. La presenza delle istituzioni non deve manifestarsi solo attraverso le sirene delle volanti, delle pattuglie dei carabinieri, ma tramite la mano tesa di operatori sociali, medici e psicologi pronti a intervenire prima che il bicchiere diventi un’arma contro se stessi e contro gli altri, perché una società che non protegge i suoi membri più fragili è una società destinata a sgretolarsi sotto il peso della propria indifferenza. Forse se, col denaro pubblico, si facessero meno feste e più presidi socio sanitari sarebbe già un passo avanti. Forse se davanti persone fragili si evitassero brindisi come esaltazione massima di un successo e si facessero passare altri messaggi sarebbe già una modalità di prevenzione.