AMASENO — Oggi, 8 settembre, non è solo una data ricca di significato spirituale per la Chiesa universale che celebra la Natività della Beata Vergine Maria. Per il paese di Amaseno questa giornata custodisce un valore storico identitario inestimabile: esattamente 849 anni fa, l’8 settembre 1177, veniva solennemente consacrata la Chiesa di Santa Maria Assunta. Testimone d’eccezione di questo evento straordinario è una pergamena, ancora oggi esistente, che rappresenta uno dei documenti scritti più antichi e preziosi dell’intero Lazio. L’Atto di Consacrazione non è un semplice testo d’archivio, ma una importante porzione di storia della lingua italiana. Redatto su pergamena, il documento affianca al latino tardo l’uso del volgare locale . Nelle sue righe vergate a mano si legge la memoria viva di quel giorno solenne: «Alla incarnatione dillu Snor nostru Deu mille centu sectanta secte… all’idi octo de Septembru… Consecrata e chesta ecclesia…» L’atto testimonia la consacrazione effettuata sotto il pontificato di Papa Alessandro III. Il documento include inoltre l’elenco stilato per l’occasione delle sacre reliquie riposte nell’altare, tra cui spicca la dicitura “Delle grassecze de santu Laurentiu martiru” — la primissima attestazione della celebre reliquia del Sangue di San Lorenzo Martire che ancora oggi rende il paese meta di devozione e prodigi. Edificata tra il 1166 e il 1177 sulle fondamenta di un luogo di culto precedente, la Collegiata di Santa Maria Assunta si erge come uno dei primissimi ed emblematici esempi di architettura gotico-borgognona cistercense in Italia. Linee essenziali, archi a sesto acuto, il caratteristico rosone monumentale a otto lobi e le decorazioni scultoree — tra cui il celebre pulpito e le opere attribuite ai maestri privernati e alla scuola del pisano — raccontano la profonda influenza spirituale e costruttiva dei monaci di Fossanova nel territorio della Valle dell’Amaseno. A quasi nove secoli di distanza, la chiesa non è solo un monumento o un museo dell’architettura medievale, ma un edificio regolarmente aperto al culto, retto da Don Marco Meraviglia, cuore palpitante della vita religiosa e comunitaria di Amaseno. Rileggere oggi quella pergamena significa ritrovare le radici profonde di Amaseno. Un filo rosso d’arte, fede e cultura che unisce il Medioevo ai giorni nostri, ricordandoci la fortuna di camminare ogni giorno accanto a pietre e codici che hanno fatto la nostra storia.