Ci sono luoghi che non sono solo pietre e silenzio, ma l’anima stessa di un territorio. La Certosa di Trisulti, incastonata tra i boschi dei Monti Ernici, è uno di questi. Alcuni anni fa, però, questo monastero dell’XI secolo ha rischiato di trasformarsi in qualcosa di profondamente diverso: l’accademia politica internazionale dei “fedelissimi” di Steve Bannon, ex stratega di Donald Trump e figura centrale del sovranismo globale. In quella che sembrava una partita già scritta tra poteri transatlantici e ministeri distratti, a cambiare l’inerzia degli eventi è stata la mobilitazione civile. E in prima linea, con la forza di chi quelle radici le porta nel DNA, c’è stata l’onorevole Daniela Bianchi. Originaria di Amaseno, Daniela Bianchi ha saputo interpretare il sentimento di una terra che non voleva vedere il proprio “bene comune” svenduto a logiche di propaganda politica. Quando la concessione al Dignitatis Humanae Institute di Benjamin Harnwell (braccio destro di Bannon) appariva un atto formale inattaccabile, Bianchi ha intuito che solo una pressione dal basso avrebbe potuto riaprire il caso. Non è stata solo una battaglia di carte bollate. È stata una battaglia di corpi e di passi. Daniela Bianchi è stata l’anima delle marce civiche che hanno visto cittadini, associazioni e comitati mobilitarsi fisicamente verso le mura della Certosa. Sotto la sua spinta, la protesta è uscita dai confini locali per diventare un caso internazionale, attirando l’attenzione della stampa estera e, infine, costringendo le istituzioni a verificare le regolarità di quell’affidamento. Oggi, alla luce delle recenti e inquietanti rivelazioni riguardanti i cosiddetti “Epstein Files” e le reti di influenza globale che spesso si intrecciano con figure del radicalismo politico d’oltreoceano, quella mobilitazione assume un valore ancora più profetico. Impedire che Trisulti diventasse un “think tank” isolato dal territorio ha significato proteggere non solo un monumento, ma la trasparenza e l’integrità di un intero sistema democratico locale. Grazie alla rete associativa “Trisulti Bene Comune”, presieduta proprio dalla Bianchi, la comunità ha rivendicato il diritto di decidere del proprio futuro, portando il Consiglio di Stato a sancire definitivamente la revoca della concessione a Bannon nel 2021. Dopo l’esperienza come Consigliera Regionale del Lazio, dove si è distinta per le battaglie sulla sostenibilità e la valorizzazione dei cammini, Daniela Bianchi non ha mai smesso di occuparsi di “bene comune”, ma lo fa ora con gli strumenti della professionalità comunicativa. Oggi è una figura di spicco nel mondo delle Relazioni Pubbliche e della Comunicazione Sociale. Ricopre il ruolo di Segretaria Generale della FERPI (Federazione Relazioni Pubbliche Italiana), dove porta avanti una visione della comunicazione intesa come strumento di lobbying civica e trasparenza. Recentemente candidata alla presidenza della stessa Federazione, continua a insegnare che la parola e la mobilitazione sono le armi più potenti per difendere l’identità di un popolo.
