POFI – Sembra un incubo a tappe, una storia infinita che si ripete identica a se stessa, ma con un aggravante che quest’anno fa ancora più male: il caldo torrido. Siamo di nuovo alle solite in Via Colle Quartarano, l’arteria vitale del comune di Pofi che già lo scorso dicembre era finita al centro delle cronache per una maxi-perdita idrica rimasta irrisolta per settimane. A distanza di mesi, il problema si ripresenta identico, trasformando nuovamente la carreggiata in un lago artificiale e scatenando la legittima indignazione dei residenti e dei pendolari. Una situazione che i cittadini definiscono ormai “insanabile e inaccettabile” sotto ogni punto di vista, soprattutto alla luce dei recenti e continui tentativi di riparazione. L’ultimo intervento da parte del gestore idrico risale ad appena dieci giorni fa: una toppa che, evidentemente, è servita a ben poco, visto che l’acqua ha ricominciato a sgorgare copiosa sul manto stradale. Uno spreco intollerabile con questa calura: se d’inverno il timore principale era il ghiaccio, oggi a far esplodere la rabbia della comunità è lo spreco indecente di risorsa idrica in piena estate. Mentre molti comuni limitrofi si trovano a fare i conti con la siccità, i razionamenti e i rubinetti a secco, a Pofi l’acqua potabile scorre a fiumi sull’asfalto da giorni. Con temperature che sfiorano livelli record, quell’acqua preziosa sottratta alla collettività avrebbe dovuto avere ben altra destinazione ad esempio per usi agricoli: dissetare il bestiame e irrigare i campi riarsi dal sole o per la salute ed il benessere di tutti: usata per alimentare sistemi di nebulizzazione nei luoghi pubblici più afosi per dare sollievo ad anziani e soggetti fragili, per usi igienici ed altri impieghi tipo pulizia degli spazi urbani ecc. Invece, il prezioso liquido (visti i costi in bolletta) finisce per disperdersi nel nulla creando ulteriori sprechi. Oltre al danno economico e ambientale, c’è infatti l’immancabile questione sicurezza. L’acqua costante sta deteriorando nuovamente il già friabile manto stradale. L’asfalto si sta sollevando, riproponendo il vecchio copione di buche profonde nascoste dal flusso idrico, una vera e propria trappola invisibile per automobilisti, motociclisti e ciclisti che si trovano a percorrere il tratto quotidianamente. La cittadinanza, stanca di assistere a continui “interventi-tampone” che non risolvono il problema alla radice, chiede a gran voce un intervento definitivo. Non si può più tollerare che una risorsa così vitale venga letteralmente buttata in strada, mettendo, peraltro, a rischio l’incolumità pubblica. C’è bisogno di una riparazione seria, strutturale e immediata. Prima che la strada ceda del tutto.
