Giuliano di Roma – Lo possiamo già definire un autentico disastro ambientale nonostante sia ancora presto per fare una vera stima dei danni. Ha continuato a bruciare la montagna di Monte Acuto, uno dei polmoni verdi più belli del territorio. Dallo scorso giovedì sera, lunghe lingue di fuoco hanno risalito velocemente il versante che si affaccia sul paese, fino alla parte alta da dove sembrava non dovessero più fermarsi, riducendo in cenere oltre trecento ettari di vegetazione. La conformazione del luogo, impervio, ed il forte vento hanno reso difficili le operazioni di spegnimento. Da terra ben poco si è potuto fare, se non mettere in sicurezza le abitazioni sparse presenti e dare una mano nel riempire la vasca mobile montata dalla protezione civile di Amaseno per il rifornimento degli elicotteri in zona Casali, lungo la strada per Prossedi. Non si sono fermati un attimo durante il giorno i canadair, impiegati fino a tre unità, come gli elicotteri della protezione civile. Per due intere giornnate. Solo nel primo pomeriggio di ieri, grazie anche all’aiuto di una provvidenziale pioggia, seppur breve, il fronte dell’incendio pian piano ha cominciato a ridursi. Hanno dovuto operare fino a sera, però, i mezzi aerei per assicurarsi di spegnere ogni possibile focolaio. Ed ora l’augurio è che il fuoco non ritorni. <<Non ho mai visto una cosa del genere – ci ha detto Piero Carizzi, responsabile della protezione civile di Giuliano di Roma, Ec Julinaus, tra i primi ad accorre sul posto con i suoi uomini, affiancando i pompieri e i carabinieri forestali – Gli aerei lanciavano l’acqua e questa sembrava dissolversi. Un vero peccato, la zona è bellissima>>. Una perdita enorme, naturalistica ma anche sociale, per la bellezza dei luoghi appunto e perché lì ad agosto si faceva anche una festa. Tra quei boschi andati in cenere, pure querce e castagni secolari.
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