Il prossimo 27 febbraio, il Ristorante “Da Peppe” ospiterà la terza edizione di un evento che celebra il connubio tra arte lirica e buon cibo, dimostrando che la poesia è un nutrimento per l’anima tanto quanto il cibo lo è per il corpo. In un’epoca dominata dalla velocità del digitale, esiste ancora un luogo dove il tempo si ferma per lasciare spazio alla riflessione e alla bellezza della parola. La manifestazione “Rime dal Borgo”, giunta alla sua terza edizione, si propone come un ponte tra la tradizione e la modernità, portando la “Cena della Poesia” nel cuore del borgo. Lo slogan dell’evento è chiaro e suggestivo: “Non sono solo parole”. Un Dialogo tra Popolare e Accademico, l’aspetto più affascinante di iniziative come questa risiede nella capacità di abbattere le barriere tra la poesia accademica e quella popolare. Spesso percepite come mondi distanti, queste due forme d’arte rappresentano in realtà le due facce della stessa medaglia: l’esigenza umana di dare un nome alle emozioni. La Poesia Popolare è quella che nasce “dal basso”, legata alla terra, ai dialetti e alla spontaneità. È una poesia orale, fatta di stornelli, rime baciate e saggezza tramandata. Ha il pregio dell’immediatezza e della capacità di unire una comunità attorno a radici comuni. La Poesia Accademica è lo studio della metrica, la ricerca della parola perfetta, l’omaggio ai grandi classici. Rappresenta l’elevazione stilistica e il rigore intellettuale che permette al pensiero di farsi universale. Eventi come “Rime dal Borgo” permettono a queste due anime di incontrarsi. La cena diventa il pretesto per una democratizzazione della cultura: la poesia esce dai libri polverosi delle biblioteche per sedersi a tavola, diventando accessibile, viva e, soprattutto, partecipata. L’appuntamento è fissato per il 27 febbraio 2026 alle ore 20:00 presso il Ristorante Da Peppe. L’invito è quello di “scoprire che sapore ha la poesia”, suggerendo un’esperienza sensoriale completa dove il gusto dei piatti tipici si intreccia al ritmo dei versi. In un contesto conviviale, la rima non è più un esercizio solipsistico, ma un atto di condivisione. È la dimostrazione che la cultura non deve necessariamente essere austera per essere profonda; può avere il calore di una sala da pranzo e il profumo di un buon vino.