Capo d’Acqua: un tesoro sotterraneo da proteggere: l’importanza della conservazione e della tutela di flora e fauna locale

Continuano le esplorazioni del mondo sotterraneo di Amaseno, o meglio sarebbe dire di quello sommerso. La valle dell’Amaseno è rinomata, tra le altre cose, per avere un grande patrimonio naturalistico, costituito da formazioni carsiche, grotte sotterranee, cunicoli, tra cui spicca l’ormai nota risorgenza di Capo d’Acqua. Si tratta di una grotta sommersa, quindi colma di acqua, che si spinge all’interno della montagna dell’omonima località per oltre 350 metri con profondità anche di 50 metri. Vi si accede da un laghetto attraverso uno stretto sifone, cosa che già da sola rende la sua esplorazione e fruibilità difficoltosa e riservata a veri professionisti. Le sue asperità in immersione e negli spostamenti sono tali da farne una grotta didattica dove spesso speleo sub dei Vigili del Fuoco e del Soccorso Alpino si addestrano e testano strumentazioni. L’interesse per Capo d’Acqua, in passato, è stato legato anche alla possibilità di ritrovamenti preistorici, ipotesi dell’allora direttore del Museo di Pofi, il prof. Italo Biddittu. Ebbene, in queste settimane ad indagare sull’incantevole risorgenza è lo spleleologo Francesco Papetti che sta eseguendo uno studio in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma sul “gambero rosso” rinvenuto nelle sue fredde e buie acque. A seguire e supportare le operazioni, il consigliere comunale Gianni Zomparelli che ci ha anticipato la notizia. Acclarata l’esistenza con la cattura di diverse specie di gambero che in questi giorni saranno oggetto di indagini presso l’Università. Intanto, le immersioni di queste ultime settimane hanno palesato la diminuzione del livello dell’acqua nella seconda e terza stanza della grotta, tanto che è stato necessario metterle in sicurezza per eventuali scalate. La grossa novità è che sul fondo dell’ultima stanza è stata notata la presenza di una cascata copiosa, cosa che fa pensare alla continuazione della grotta. Capo d’Acqua continuerà certamente a far parlare di sè. Mentre le esplorazioni svelano nuovi cunicoli e l’eco di una cascata sul fondo della grotta di Capo d’Acqua, l’attenzione deve rimanere focalizzata non solo sulla scoperta, ma sulla tutela inestimabile di questo ambiente. La presenza di una fauna a dir poco singolare, come il “gambero rosso” (probabilmente una specie risalita dal fiume Amaseno ma poi adattatasi nella risorgenza), studiata in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma, è un monito che la valle dell’Amaseno custodisce una biodiversità fragile e preziosa. Queste creature, adattate a vivere nel buio e nel freddo costante, sono bioindicatori cruciali. La loro sopravvivenza è strettamente legata alla qualità e alla stabilità delle acque e dell’intero ecosistema ipogeo. Qualsiasi alterazione, causata da inquinamento superficiale, scarichi impropri o persino da un turismo non regolamentato, può avere conseguenze catastrofiche e irreversibili su una catena alimentare così delicata. L’Appello all’Ecologia e al Comportamento Sano: L’entusiasmo per le nuove scoperte deve essere accompagnato da un comportamento ecologico e responsabile da parte di tutti. La valle dell’Amaseno, con le sue formazioni carsiche e le sue risorgenze, funge da filtro naturale per l’acqua che arriva in profondità. Mantenere l’ambiente in superficie pulito e non contaminato è il primo, fondamentale passo per preservare la salute di Capo d’Acqua e delle sue creature. Rispettare l’habitat: Evitare di lasciare rifiuti, anche i più piccoli, e non introdurre sostanze chimiche o inquinanti nelle vicinanze di risorgive e corsi d’acqua. Ammirare senza toccare: Le spedizioni scientifiche, pur essendo necessarie per la conoscenza, sono condotte da professionisti con un rigoroso protocollo. Per i visitatori e gli appassionati, è imperativo osservare la natura senza interferire con la vita di piante e animali, siano essi sulla terraferma o sommersi. La vegetazione locale è parte integrante dell’equilibrio idrogeologico. Sostenere la ricerca: Dare valore agli studi come quello in corso sul “gambero rosso” significa comprendere meglio come ci sia vita anche in certi luoghi nascosti, talvolta specie uniche, assicurando che le future generazioni possano ammirare questo patrimonio naturalistico intatto. Capo d’Acqua è un laboratorio naturale di importanza vitale. Le sue esplorazioni non sono solo avventura, ma una missione di conoscenza e conservazione che sottolinea quanto l’agire umano, per quanto piccolo, possa avere un impatto enorme sulla vita che pulsa nel cuore della montagna. La continuità della grotta è un mistero affascinante, ma la continuità della vita al suo interno è una priorità che non può attendere.

Informazioni su Lara Celletti 1842 articoli
La prima giornalista donna della Valle dell'Amaseno, tra le province di Frosinone e Latina, iscritta all'ordine nazionale dei giornalisti (pubblicisti) Lazio - dal 1996, laureata in lettere moderne nel 1996 e scienze dell'educazione nel 2010 presso l'ateneo di Cassino, Frosinone. Insegnante di lettere presso IPSSEOA di Ceccano. Ha lavorato in giornali nazionali come Il Tempo ed Il Messaggero (redazioni di Frosinone) Ciociara Oggi e l'Inchiesta di Cassino. Ha pubblicato un saggio di storia locale sul Busto di San Tommaso Veringerio, edito da CiociariaTurismo e finanziato dall'amministrazione provinciale di Frosinone. Dopo l'acquisto autonomo ed il restauro a proprie spese di stabili antichi, nel centro storico di Amaseno, ha creato locazioni idonee per tutte le possibilità economiche a pochi passi dalla collegiata gotica di Santa Maria in Amaseno in provincia di Frosinone. Presso l'IIS Ceccano FR ha svolto per sei anni un progetto laboratorio di giornalismo e comunicazione con gli studenti. Oltre che di Amaseno News è stata direttore dei giornali: La Voce di Villa (edito è stampato dal comune di Villa Santo Stefano) InformAmaseno (pubblicato dal comune di Amaseno) e La Voce di San Giovanni (paese in provincia di Frosinone). Direttore di questo giornale on line dal titolo di testata AmasenoNews registrato in tribunale a Frosinone il 27 febbraio 2014, numero 123/14.