Da sempre, sin da quando è entrata nel nostro vocabolario, la parola amore richiama nella mente e nelle azioni una realtà dalla potenza straordinaria e in grado di imprimere un segno positivo al corso degli eventi. In questa parola sono contenute così tante sfumature del sentimento e del comportamento, che appare difficile poterne dare un’interpretazione che le comprenda tutte. Amore, infatti, investe ogni forma di rapporto interpersonale – famiglia, amicizia, legami di coppia, solidarietà verso sconosciuti – e si manifesta in qualsiasi atto di rispetto e di benevolenza nei confronti della natura e di tutto ciò che ci circonda, concretizzandosi nei gesti e realizzandosi nella disposizione razionale e spirituale. Insomma lo si identifica in una forza che spinge alla vita, in eterno conflitto, come evidenzia Freud, con la morte che muove alla distruzione e all’annullamento, cioè con l’esatto contrario di tutto ciò che è amore. Del resto, se ci si concentra proprio sul significato di negazione e opposizione alla morte, viene alla mente un’etimologia proposta in epoca tarda che individua come elementi costitutivi, un a- alfa privativo, un prefisso che anteposto alle parole ne dà il significato contrario (polare-apolare; normale-anormale; morale-amorale) e il termine, sempre latino -mors = morte, in modo da ottenere amors e poi AMOR, cioè il contrario di morte. Tale interpretazione non ha accolto il favore dei linguisti, ma è innegabile che suggestioni non poco tutti coloro che desiderano rintracciare e ricostruire l’origine della parola. E allora, volendo affidarsi per qualche istante all’immagine bella dell’amore infinito e vittorioso, lo si riconosce come un impulso di bene eterno che oltrepassa i confini del tempo, per il quale, anzi, il tempo non esiste e di cui non ha bisogno, sempre pronto a far capolino: “E l’amore guardò il tempo e rise / perché sapeva di non averne bisogno. / Finse di morire per un giorno e di rifiorire / alla sera senza leggi da rispettare. / Si addormentò in un angolo di cuore / per un tempo che non esisteva. / Fuggì senza allontanarsi, / ritornò senza essere partito / il tempo moriva e lui restava.” (versi tratti dalla poesia “E l’amore guardò il tempo e rise” di Antonino Massimo Rugolo).
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