Oltre il minimal chic un buon esempio di risparmio. “Ogni soldo risparmiato è un soldo guadagnato” dice un antico proverbio, specchio della saggezza popolare. Proprio per affrontare questi momenti di crisi utilizzando tutte risorse alimentari, proprio in questi giorni terribili quando moltissime famiglie sono in sofferenza economica, bisogna evitare di sciupare cibo. Studiando le antiche ricette ed i maggiori autori di gastronomia italiana si ha ben chiara l’origine storica del cibo povero, lo consigliamo a tutti, si tratta di un viaggio stupendo attraverso il tempo nell’antica gastronomia italiana con Bartolomeo Scappi, Martino da Como e prima di tutti il grande Marco Gavio Apicio. La polpetta è una modernissima proposta gastronomica e di grande tendenza, diventata uno dei cibi di strada più rappresentativi ma le sue origini sono molto antiche. Permette, in buona sostanza, il riutilizzo ed il risparmio, diventando così ai tempi nostri, un prodotto “ecologico” e sostenibile, soprattutto utile per evitare sprechi ed inutili consumi, soprattutto per far si che tutti abbiano, anche nella loro cucina una maniera di dare un esempio di cittadinanza attiva. Una soluzione per tutti i portafogli, per tutti gusti e per tutti i menu, si possono utilizzare carni di qualsiasi animale opportunamente tritate e, se occorre, impreziosite da erbe aromatiche locali o spezie di vario tipo. Fritte o in casseruola, le polpette sono diventate il top del gusto moderno, un alimento veloce e duttile che può anche diventare un piatto di mezzo in ogni menù. Come prima accennato, ad oggi conosciamo centinaia di modi per realizzare la polpetta, si parte dalla carne fino ad arrivare alle verdure, ma questo piatto trova origine nel XV secolo. La polpetta compare per la prima volta nel Libro De Arte Coquinaria, scritto dal Maestro Martino da Como. Nel primo capitolo del testo, scritto in volgare, l’autore delinea i modi migliori per cucinare la carne di differenti animali e scrive «carne de vitello, zioè il pecto davanti è bono allesso, et la lonza arrosto, et le cosse in polpette. […] De la carne del cervo la parte denanzi è bona in brodo lardieri, le lonze se potono far arrosto, et le cosse son bone in pastello secco o in polpette». Il Maestro, nel descrivere la preparazione della polpetta, allude a una pietanza che noi oggi chiameremmo involtino allo spiedo. Questa è la prima traccia delle polpette nella cultura italiana, oggi questo piatto è uno dei più rappresentativi del nostro Paese, sinonimo di bontà, convivialità e tradizione. “Tra i nostri piatti più importanti e conosciuti, ci sono le polpette fatte di carne di bufalo – ha detto Antonio Lauretti dell’omonima macelleria di Amaseno – che stanno diventando una delle proposte gastronomiche più gradite dai clienti.”
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