C’è tristezza in paese, una tristezza profonda in cui si concentra tutta la delusione per un provvedimento sceso dall’alto e destinato a segnare il futuro di un’intera comunità. L’anno scolastico 2024/2025 rimarrà nella storia del piccolo centro lepino come l’anno in cui sono state smembrate le classi della scuola media “Giovanni Paolo II”, decretando la diaspora dei ragazzi che, come è normale che sia, avrebbero voluto frequentare la scuola vicino casa. C’è sconforto per la decisione dell’Ufficio Scolastico Provinciale di chiudere le scuole medie a Villa Santo Stefano, plesso che rientra nel più ampio Istituto comprensivo di Amaseno, che racchiude anche Giuliano di Roma. E proprio a Giuliano di Roma dovrebbero cominciare il nuovo anno scolastico i 13 studenti che hanno superato quest’anno la quinta elementare. Come pure gli otto ragazzi della prima media passati alla seconda. Da pendolari, percorrendo 10 chilometri al giorno, e divisi. Costretti dalle vicissitudini, nonostante la loro minore età. Un vero disastro. Nonostante Villa Santo Stefano abbia comunque sui 1500 abitanti e sia un paese montano, dove sarebbero previste anche classi con pochi studenti. Ricordiamo che lo scorso anno c’erano già stati problemi per la seconda media, spostata ad Amaseno. La prima e la terza sono state fatte in pluriclasse. Quest’anno, invece, gli studenti sarebbero troppi per la pluriclasse, e pochi per avere una classe normale. Non lo accettano i ragazzi, non lo accettano le mamme e con loro tutti quelli che tengono alla sopravvivenza stessa del paese, un piccolo centro a rischio spopolamento come molti altri. Non sembra proprio questo il modo di salvare i borghi, di cui troppo spesso vantiamo le bellezze senza pensare a chi li fa sopravvivere. <<Ci stanno togliendo anche le scuole – hanno detto in coro le mamme dei piccoli ragazzi che quest’anno dovranno lasciare il loro paese per frequentare la scuola dell’obbligo –Senza una scuola il paese muore, perché va considerato che i ragazzi, una volta usciti da qui, faranno amicizia altrove e vorranno stare con i loro nuovi amici, forse non vorranno nemmeno più seguire il catechismo in paese>>. Un appello accorato a cambiare le cose, se non quest’anno almeno in futuro, rivedendo anche le leggi se necessario.
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