Amaseno – Un’agricoltura che non è più semplice ruralità, ma ambito integrato di crescita sociale oltre che economica. Queste le nuove frontiere del settore primario che punta oltre alla sostenibilità ambientale anche a quella sociale. Se ne è parlato approfonditamente nel corso di un interessantissimo convegno tenutosi lo scorso 25 gennaio presso la sala conferenze della Collegiata di Santa Maria, alla presenza di tanti allevatori e imprenditori agricoli. “Innovazione sociale e sistema di conoscenze per l’agroalimentare”, il titolo dato al summit dagli organizzatori: l’associazione RetiLaboratoriTerritori in connessione, l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio meridionale, il Gruppo di azione locale Terre di Argil, con il patrocinio del comune di Amaseno. Una giornata per rafforzare ed investire insieme sul sapere e sul territorio, con workshop, degustazioni e tavoli di lavoro. Come ampiamente sottolineato, cresce sempre più la necessità di un rafforzamento e di un ripensamento dei processi di partecipazione alle scelte e della costruzione di un nuovo lessico del tessuto rurale nel suo binomio agricolture-società, a livello locale e non solo. Fondamentale, per la crescita sostenibile e duratura del settore agroalimentare e zootecnico, nella fattispecie quello legato alla filiera bufalina, è l’aggregazione, la cooperazione, la visione sistemica non solo delle aziende operanti ma anche del contesto sociale. Fermo restando l’identità aziendale e la centralità della produzione agricola e del prodotto, la vera sfida, sinonimo di successo, è l’interazione positiva con il tessuto sociale, per la crescita dell’intero territorio e la società tutta, con effetti diretti e indiretti su scala sovralocale, regionale e nazionale. In sintesi, l’unione fa la forza, ma non solo tra le aziende del settore, ormai con tutto il contesto sociale di riferimento.
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